Un volo per Ivanovo

Vi racconto la mia piccola avventura per andare da Londra ad Ivanovo, ridente località russa sita a meta strada tra Mosca e nulla più assoluto della Siberia. Questi eventi li avevo inclusi in un post relativo alla mia prima esperienza Russa, ma visto che ha uno stile tutto suo e che era di per se è di una cerca lunghezza, ho pensato di farne un post a se. Il racconto dell’esperienza russa arriverà successivamente. Intanto leggetevi questo.

L’antefatto

Il viaggio per raggiungere l’esotica Ivanovo è lungo una giornata. Si parte la mattina alle nove da Londra e si arriva a destinazione alle cinque di pomeriggio, il tutto passando per San Pietroburgo o Mosca, dove si scambia un aereo largo, silenzioso e profumato con un aereo locale piccolo, rumoroso e agli “aromi naturali”. Il passaggio da un volo all’altro è calcolato al secondo, quindi se avviene un imprevisto si è fottuti, e si deve aspettare il volo successivo che è dopo due giorni oppure si deve prendere un treno, che da San Pietroburgo ad Ivanovo impiega una cosa come 17 ore.

L’aeroporto

Conscio di ciò all’atterraggio a San Pietroburgo ero già sui blocchi di partenza per correre, ma con la fortuna che mi contraddistingue, ero stato messo infondo all’aereo, in un volo che sembrava più la gita del geriatrico al Lourdes che un volo internazionale.

Una volta atterrato, dopo un ora di coda a passo d’uomo (zoppo e legato) per uscire dall’aereo, sono schizzato al controllo passaporti dove ho iniziato a familiarizzare con le code caotiche russe, una trentina di sportelli aperti un ammasso indistinto di gente davanti. Con il culo che mi contraddistingue, per compensare la sfiga che mi contraddistingue, nel marasma generale decidono di aprire un altro sportello, e una gentile signorina mi invita abbaiando ad andare allo sportello appena aperto. Evitata una buona mezz’ora di coda, yes!

Al controllo passaporti una solare ragazza osserva il mio documento, osserva me, osserva il documento, fa una decina di timbri, mi ridà il passaporto, mi fa un cenno con la testa e mi accingo ad uscire. Il tutto senza che sia volata una mosca. Curioso dei mille timbri apro il mio passaporto per vedere che opera d’arte avesse fatto… un timbro solo… chissà dove si sono persi gli altri.

Corro ai bagagli arrivo ai nastri e mi rendo conto che io non so il cirillico e meno ancora il russo, quindi sempre correndo passo da uno schermo ad un altro cercando di capire dove cavolo sia il nastro con i bagagli da Londra. Da una parte remota del mio cervello intanto iniziano ad arrivare prime decifrazioni del cirillico, grazie all’ausilio delle lettere greche delle costanti in matematica e fisica. Fra una Lambda, un Delta e la O che si scrive uguale, individuo uno schermo con scritto London o qualcosa di simile, trovo subito il mio bagaglio peso piuma e corro al check-in per imbarcare  baracca e burattini sul volo successivo. Ma…

Perso…

Sarà la fretta, sarà che sono per la prima volta in questo aeroporto e le scritte in russo mi disorientano ma, mi sono perso.

Mi piazzo davanti a degli schermi e mi trovo una lista infinita di parole ignote. Ma caratteri romani ogni tanto no? Evidentemente il cambio alla lingua inglese era impostato “quando Jay non guarda”. Fatto sta che, grazie all’orario del volo, capisco dov’è il desk per il check-in.

Tanto per darvi un idea Ivanovo in russo lo vedete con delle N allo specchio al posto delle I, la V ha la forma della B,la N la forma della H, la A grazie a Dio è uguale come anche la O, ma due caratteri su sei non sono sufficienti per capire una cosa che appare come NBAHOBO (dove la prima N ha però la diagonale dal basso verso l’alto).
Facciamo un gioco. Trovate Londra in meno di 15 sec.

Ivanovo

Al desk una cordiale hostess, che mi parla solo in russo, mi fa il check in con una lentezza leggendaria e con lo sguardo di una a cui stai rompendo pesantemente i maroni. In tutto questo il mio volo parte tra 30min e devo ancora passare i controlli. Ha finito. Sia lode a Dio. Quindi saluto cordialmente… zero risposte… ok… ai controlli!!

Li nello zigzag di corde dove si fa la coda, trovo un uomo sulla trentina che a muso duro ha deciso di andare ai controlli con un bagaglio a mano grande come una Smart. Al che il personale di sicurezza gli fa notare che il suo bagaglio non entra neanche per la porta dell’aereo e che deve depositarlo ai desk. L’uomo la prende bene e imprecando in una lingua arcaica torna ai desk trascinando il carro bestiame dal lato senza ruote tirando giù tutte le corsie fatte con i nastri che incontra. Sono da poco in Russia e mi sento già che mi divertirò un casino. Mi pento solo di non aver avuto la prontezza di immortalare l’accaduto, ma probabilmente avrei rischiato la vita se l’uomo se ne fosse accorto.

Passo i controlli con la lentezza di un bradipo sotto sedativi e corro verso il gate che per fortuna era scritto sul biglietto, se no col cazzo che lo trovavo. Arrivo all’aereo per il rotto della cuffia.  Li trovo il mio capo che seduto tranquillo aspettava me e la mia collega. Ci guarda e fa “Wow! Ce l’avete fatta per un pelo!” Sì grazie Phil per averci aspettato e aver pensato “Magari li aspetto al gate che se sono in ritardo faccio perdere tempo nell’imbarco in modo che riescano a prendere l’aereo!”. Ma nel mio team il motto che domina è da sempre “Ognun per sé un Dio per tutti”.

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L’aereo locale (qui immortalato però nel mio viaggio di ritorno)

Il volo e l’arrivo

Anche nell’aereo locale sono in fondo, ma essendo quasi vuoto non me ne preoccupo. Appena decolla però la mia vicinanza al bagno mi fa ricredere, un odore di morte e tempesta pervade le ultime file, e io prego Dio di svenire e risvegliarmi quando atterriamo. Dopo qualche minuto di volo la mia collega, che mi stava seduta affianco, trova il rimedio, prende la sua sciarpa, ci spruzza sopra del profumo e si avvolge in essa addormentandosi in un estasi, mentre io non sono ancora abbastanza tramortito dall’odore per perdere i sensi.

Il volo precede senza molti intoppi, se non fosse che l’aereo essendo molto piccolo quando variava un minimo la rotta si muoveva tanto quanto un aereo acrobatico.

L’atterraggio è stato qualcosa di unico, l’aereo ha avuto una discesa di mezz’ora (in un volo di un ora e mezza) tutto in mezzo alle nuvole. Avete presente quella sensazione di scendere ma vi guardate attorno ed è tutto immobile, ecco quella lì. E li ho capito subito che la cortina di nuvole sopra Ivanovo era così densa che il sole, per le due settimane successive, lo avrei rivisto in cartolina. E così è stato. Dopo due settimane passate sotto le nuvole, non mi stupisco più della mancanza di voglia di vivere dei locali. Quando il colore dominante nella tua vita è il grigio non stento a credere che ti manchi la gioia di vivere. Ok devo essere onesto, due giorni si è aperto un varco che mi ha fatto vedere un po’ di azzurro, e vi garantisco che quei giorni mi è quasi scesa la lacrimuccia a vedere un colore che non fosse una variante tra il filtro B&W e quello Seppia.

Atterrati in aeroporto, oddio lo definirei più una strada smaltata con difronte uno stabile, abbiamo ringraziato il signore di essere di nuovo a terra e di poter tornare a respirare aria che non sapesse di “aurina” e cadavere. Ma avevamo ringraziato troppo presto, eravamo ancora ignari degli odori di cui sono pregni i taxi e le case nella solare Ivanovo.

Usciti dall’aereo camminiamo fino al terminal ed entriamo in uno stabile che non lo era neanche l’aeroporto di Treviso negli anni ottanta. Li un po’ ingenui cerchiamo il nastro dei bagagli e scopriamo solo poi, a gesti, che i bagagli non arrivano da un nastro, ma ci verrano portati a mano direttamente dalle bellissime hostess di terra, quindi ci accomodiamo nella hall dell’aeroporto e attendiamo le nostre valigie.

Mezz’ora dopo siamo in taxi e li ho rimpianto l’odore di cadavere dell’aereo.

Epilogo

Come diceva un noto svizzero “Tutto è bene quel che finisce bene!”. Partito da casa alle sei e mezza di mattina, dodici ore (incluso il fuso) dopo sono arrivato all’albergo di destinazione.
Questo penso sia stato tra i viaggi più rocamboleschi che io abbia mai fatto. Purtroppo si è anche rivelato il picco massimo di intrattenimento del mio soggiorno in Russia, a parte sporadici eventi, ma di questo ne parleremo in un altro post, che spero di ultimare a far uscire a breve.

Enjoy life!
Jay

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