Elogio al Procrastinare

Io sono un procrastinatore. C’è l’ho nel DNA. A conferma di ciò avevo iniziato a scrivere questo post ad Agosto tornando dalle ferie. Avevo scritto: “questo post lo inizio oggi XX Agosto ma sono certo che lo riprenderò in mano ad Ottobre conoscendomi”! Beh ci sono andato vicino essendo fine Settembre. Sto lavorando sul migliorare i miei difetti, ma il procrastinare è una cosa che non riesco a levarmi. E forse è meglio così.

Il procrastinare non è una questione di mera pigrizia, penso più sia legata alla mia avversione al porre fine alle cose. Mi piace stare nel vivo di un progetto, di un evento, di una storia (vissuta, vista o letta) a tal punto che quando vedo che le cose si avvicinano alla fine rallento tutto e rimando la fine all’ultimo momento possibile. La deadline. A questo si aggiunge che sono dispersivo, con il livello di attenzione di un pesce rosso, quindi mi entusiasmo per mille cose contemporaneamente, e prima di finirne una ne ho iniziate altre cento.

Perché un post sul procrastinare

La volontà di fare un post del genere nasce dalla lettura di un libro che sto amando (di cui mi mancano 20 pagine da due mesi) che sto consigliando a tutte le persone che stimo di più. Quindi lo consiglio anche a voi o miei lettori. Già il fatto che mi leggiate mi fa avere stima di voi. Il libro in questione si chiama Originals di Adam Grant (e lo trovate su Amazon in versione Kindle per pochi spicci) che unito ai suoi TED (qui e qui) mi sta influenzando molto in questi mesi. In aggiunta ai lavori di Adam Grant, c’è un TED di Tim Urban che ho apprezzato molto sul tema. Vi consiglio molto caldamente di vedervi sia i video che leggervi il libro.

Cosa passa nella testa di un procrastinatore

Il TED fatto da Tim Urban è interessante perchè fa capire a non procrastinatore cosa porta una persona a procrastinare in modo cronico. Riassumendo, il tutto è dovuto dal fatto che un procrastinatore non sente l’ansia della deadline finché essa non si avvicina. Prima di quel momento si sente forte di avere tutto il tempo disponibile per fare ciò che deve.

E finché l’ansia non sopraggiunge, non si riesce a trovare ne motivazione, ne stimolo nel eseguire il suo task o a perseguire l’obbiettivo.

 

Io non posso che essere in totale accordo. È esattamente quello che passa a me per la testa quando ho una scadenza distante. Finché non sento il fiato sul collo non riesco a produrre.

Per quello nel mio lavoro che ho scadenze sempre continue e ravvicinate riesco a performare. Appena la pressione si allenta io tiro i remi in barca. Ed è un grosso problema perchè vivere sotto stress mi fa performare, ma mi fa anche sclerare.

Fare per dovere o fare per piacere

Però analizzando bene la mia situazione ho notato una cosa aggiuntiva rispetto a quanto Tim Urban dice nel suo TED. Io procrastino, e non solo io, quando devo fare cose di cui non ho un totale interesse, ma sono cose che devo fare. La motivazione nel fare le cose è fondamentale per portarle a termine in modo efficiente ed essere totalmente committed a raggiungere il risultato. Avere una motivazione è essenziale in ogni aspetto della vita, dallo svegliarsi la mattina al fare il proprio lavoro.

Un esempio banale. Quando sono nel vivo di un progetto lavoro come un treno senza orari, al di la della deadline. Ok, la deadline mi scandisce il tempo e mi da il senso delle priorità. Senza di essa lavorerei mesi sulla stessa cosa per mesi, invece che organizzare tutto il lavoro da fare in massimo 3 settimane. Ma anche senza una scadenza sarei mente e corpo rivolto a capire come risolvere i problemi. Quando invece si ritorna alla base e si deve fare il cosiddetto admin work, ossia completare le carte di lavoro, revisionare il lavoro degli altri, caricare file e robe del genere, nonostante io riesca a fare il tutto in massimo due giorni, lo diluisco in tre settimane. Perché mi fa profondamente cagare. E’ noioso, intellettualmente vuoto e per nulla complesso.

Il mio obbiettivo negli ultimi tre mesi di lavoro è stato proprio lavorare su questo. E mi sono reso conto che è tutto una questione di motivazione. Ho iniziato a risolverlo imponendomi io delle deadline più corte del dovuto e convincendomi che prima finisco prima inizio a fare qualcos’altro di interessante. Una lotta contro la noia.

Ci vuole motivazione

Tutti siamo un po’ procrastinatori e lo siamo nelle cose che ci interessano meno, o semplicemente in quelle che pensiamo non diano un valore aggiunto alla nostra vita. Ciò che ci è imposto. In un’altro video che ho visto sul self-empowerment, chi parlava diceva “la motivazione è tutto, se io oggi ti dicessi che, se da oggi tu ogni mattina ti sveglierai alle 5 e per tre mesi andrai in palestra e ti imparerai a memoria tutto questo libro, e alla fine ti darò 10 Milioni di Dollari [ndr. Ossia la vita di un attore], tu cosa faresti?” e l’interlocutore ha risposto prontamente: “Beh inizierei da subito a prepararmi!”.

Ecco io no, io cmq mi sveglierei al giorno “Deadline – 3” senza aver fatto una mazza, e mi direi: “beh dai ho ancora 3 giorni per prepararmi!”.

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Perché per quanti siano tantissimi soldi, e mi mangerei le mani successivamente all’idea di non averli presi, non me ne fregerebbe nulla di fare palestra e imparare a memoria delle cose da dire, avendo come unico motivatore i soldi. Tutto questo per dire che, ognuno ha le sue motivazioni e deve trovare le sue per portare a casa un task. Ma ritornerò sulle motivazioni che uno deve porsi in un altro post dedicato (quando ne avrò voglia).

Quindi se come me siete procrastinatori, cercate le ragioni che vostre personali che vi portano a finire un task (ognuno ha le sue).

Procrastinare non è il male assoluto anzi

In Originals, Adam Grant spende un intero capitolo (il quarto) a parlare in modo positivo del procrastinare e di come ci siano esempi nella storia di come aver procrastinato sia stato invece un bene.

Perché procrastinare può essere positivo?

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Rispondendo in modo molto secco, perchè procrastinare porta ad affrontare un problema all’ultimo minuto e fino all’ultimo momenti si possono imparare cose che arricchiscono il risultato finale di elementi, che se preparati a tavolino in largo anticipo non avrebbero dato lo stesso risultato.

Esempi eclatanti sono il discorso “I have a dream” di Martin Luther King scritto la notte prima del suo speech e poi modificato poco prima di prendere la parola. Ogni parola è misurata ed è frutto dell’esperienza che King aveva fatto nei suoi discorsi pubblici nei mesi precedenti a quel momento. Oppure la Monnalisa di Leonardo Da Vinci iniziata nel 1503 e finita solo vicino alla sua morte nel 1519, consentendo a Leonardo di apportare al dipinto tecniche apprese negli anni e plasmando il dipinto nel tempo.

Vale anche per le imprese

Questo vale anche per le idee imprenditoriali. Spesso essere il first mover, il pioniere, in un mercato porta molti più rischi che vantaggi. Essere il first mover porta si da un lato ad essere monopolista nel nuovo mercato, ma si è estremamente più aperti al fallimento e al commettere errori. Infatti un follower può entrare nel nuovo mercato creato dal pioniere, perfezionare il prodotto vedendo la risposta del mercato, e farlo nel momento più adatto per far crescere i propri prodotti ed imporre la propria quota di mercato.

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Non a caso Apple nella gestione Tim Cook si è spostata fortemente in posizione di follower delle nicchie e a proporre prodotti con tecnologie già introdotte sul mercato e che sono state sperimentate da altri. Un esempio chiaro e l’Apple Watch che è uscito quando gli smartwatch erano già presenti sul mercato da quasi due anni. Politica molto diversa da quella di Steve Jobs che introdusse iPad, che era un prodotto che nessun altro faceva all’epoca. Ipad fu un successo, ma negli anni 90′ Apple sperimentò rilasciando sul mercato prodotti molto innovativi, ma furono dei flop tremendi perchè i tempi non erano maturi.

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Apple Newton (1993-98) il primo tentativo di tablet finito in un flop clamoroso

Conclusioni

Quindi procrastinare è molto legato alle motivazioni e al diverso approccio all’ansia che ognuno di noi ha nei confronti delle deadline. Fondamentale è trovare la motivazione per fare le cose per tempo.  Però dopo tutto la storia ci insegna che saper aspettare e farà larorare il cervello in background sull’attività che si sta procrastinando, potrebbe essere proprio il motivo per cui il risultato che otterremo sarà più completo delle esperienze maturate nel tempo in cui si è procrastinato. Oltretutto non arrivare per primi ha i suoi vantaggi, perché si può imparare dagli errori di chi ha voluto fare lo smargiasso ed è arrivato prima di tutti a fare una cosa. Imparare dagli errori altrui porta con se due cose: si risparmiano energie e risorse, si offrono miglioramenti che il first mover non aveva pensato.

Pensate anche a me che ci ho messo due mesi a finire questo post (quando in realtà l’ho riscritto da zero in due ore), ma in tutto questo ho appreso cose che hanno arricchito quanto volevo dire rispetto a due mesi fa.

Tutto questo post in realtà è per dirvi che non ho ancora finito il post sulla Nigeria, quelli sull’India e quelli su Cuba (senza parlare dei video di YouTube) perchè tra quando inizio a scriverli e quando li finisco trovo di meglio da fare. Tipo giocare alla PlayStation. Ma anche giocare alla Play un giorno avrà la sua utilità. Spero.

Grazie per aver letto fino a qui, e se il post vi è piaciuto condividetelo, magari con chi non capisce il vostro essere procrastinatori. Ora potete dirgli “leggi qui anche Martin Luther King si trovava sempre all’ultimo a fare le cose! Poi vedi conviene, lo fa anche Apple!”

Jay

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