Perché me ne sono andato dall’Italia: una confessione lunga due anni (in tutti i sensi)

Visti i recenti fatti di Londra e le notizie che si sono susseguite dopo la morte dei due giovani ragazzi Italiani, ho iniziato a pensare un po’ a diverse cose. Primo, chissà che viaggi mentali potrebbe farsi i giornali in relazione alla mia morte (anche se diciamocelo a chi fregherebbe, anche se essendo un Italiano all’estero magari può far comodo per venire strumentalizzata, per veicolare un messaggio piuttosto che un altro). Secondo, visto che viaggio parecchio, anche in posti non proprio sicurissimi, ho iniziato a pensare a quale potrebbe essere il modo più probabile.

Non so se sono l’unico che ogni tanto si fa dei viaggi mentali pensando ai titoli dei giornali successivi alla sua morte. Io quando viaggio in aereo ci passo le ore a pensare sia ai titoli che al contenuto degli articoli. Ma questo non è l’argomento del post ma ve ne snocciolo un paio giusto perché sono in aereo e mi sento ispirato.

Questo post è un po’ come una puntata dei Simpson, parte in un modo per dare delle premesse, ma il fulcro della storia e’ tutt’altro. Be ready for that! Consiglio la lettura in piu’ spezzoni se no ci perdete (letteralmente) il pomeriggio/sera/mattina/notte. Volevo dividerlo in piu’ post, ma poi ho pensato che ve lo beccate cosi’ come l’ho partorito.

E se morissi?!

Avvertenza: potrebbe non essere una lettura per tutti, farò ironia sulla morte. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti è, decisamente, casuale. Se vi indignate facilmente vi sconsiglio la lettura e vi consiglio di passare direttamente al paragrafo successivo. Se siete facili all’indignazione e poi leggete e vi lamentate, io vi avevo avvertito. Saltare questa parte non preclude il godimento del resto del post.

Nel incidente aereo xxx anche un italiano, era andato via dall’Italia per cercare lavoro

Era emigrato a Londra per cercare un lavoro, perché in Italia non riusciva a trovarlo nonostante si fosse laureato con il massimo dei voti, fosse buono come il pane e facesse volontariato. Perché l’Italia è un paese che scaccia le menti brillanti, che non vedono futuro. Lo compiangono i familiari, gli amici e la sua PS4 Pro.”

Ora che ci penso sono in un volo verso l’Italia, sarei solo uno dei tanti, non si degnerebbero neanche di citare il mio nome. Vabbè facciamo che succeda in un volo verso un paese disperso.

Giovane Italiano muore in un incidente stradale in India” (cosa assai probabile fra l’altro)

L’articolo poi verte sempre sul fatto che sono emigrato per la disperazione, elencando tutte le sfighe della mia vita più o meno vere “era stato lasciato dalla ragazza con cui conviveva“… “all’età di 3 anni era stato salvato per miracolo dopo aver bevuto una bottiglietta di Autan“… “viveva solo e faceva fatica ad arrivare alla fine del mese“. Oppure cazzate denigratorie alla Studio Aperto/Il Giornale quando Berlusconi era al governo. “Era comunista e rinnegava le politiche liberaliste del Premier“… “passava il suo tempo libero giocando a video giochi di guerra, come quelli che i jiadisti usano per esercitarsi per i loro attentati“… “guadagnava centinaia di migliaia di euro, se l’è cercata“.

Perché diciamocelo, se non c’è sfiga nella sfiga, come si fa a compiangere un povero cristo che è morto per una circostanza piuttosto che un altra!?

Ok mi sto facendo prendere un po’ troppo la mano, torniamo, anzi iniziamo a parlare di ciò che volevo trattare oggi. A scanso di equivoci, in questo post, voglio parlare del perché mi sono trasferito a Londra, perché sono ancora qui, perché non torno in Italia e non ho intenzione di farlo… e per i più amanti della cronaca nera anche una lista di probabili modi in cui potrei morire per il fatto che vivo a Londra e viaggio spesso per lavoro, e non ci crederete mai, ma il terrorismo non lo considero nemmeno lontanamente possibile.

Perché questo post però?

Come dicevo questo post è per dire il perché mi sono trasferito e ho deciso di lasciarmi alle spalle il Bel Paese, ormai due anni or sono. Tutto è nato perché appunto leggendo i vari giornali sembra che gli Italiani scappano tutti dall’Italia per cercare le pignatte d’oro, o perché non trovano lavoro in Italia o perché sono cervelli in fuga per colpa del governo. Ecco, no. Ognuno ha i suoi motivi e non possono essere usati per generalizzare le scelte di tutti. In molti mi hanno posto le domande che andrò a rispondere nei prossimi paragrafi, e mi rendo conto di non aver mai dato chiaramente una risposta a chi me le poneva, e ad alcuni non ho mai risposto. Questa è l’occasione per rispondere a tutti in una volta sola e anche per capire io stesso il perché delle mie scelte.

Perché mi sono trasferito a Londra?

Sedetevi comodi e benvenuti ad un nuovo episodio di “Jay vi racconta la storia della sua vita” (cercherò di essere sintetico [ndr. “Non lo sono stato!”]).

Due anni e mezzo fa’ più o meno a quest’ora decidevo cosa avrei voluto fare della mia vita negli anni a venire. Lavoravo da due anni e mezzo come revisore dei conti per una cosiddetta Big4 e stavo assieme alla mia ragazza del tempo, da ormai sei anni e mezzo. Il mio lavoro mi impegnava molto, stavo imparando molte cose ed era ottimo per il mio CV. Però la mia lei viveva in Inghilterra ormai da due anni per scelte di studio. Io la raggiungevo un weekend al mese. E lei tornava per l’estate in Italia.

Questo il quadro in cui ho compiuto la mia scelta di trasferirmi. Non sarà difficile intuire ora il perché delle mie scelte, ma le espliciterò perché è cosa buona e giusta. E anche perché ci sono altri piccoli fattori che precedono il periodo della decisione.Tutto nasce dal fatto che dopo sei anni e mezzo vorresti anche vivere di più la relazione con la persona che ami. E, con la mia ex, iniziammo a parlare di andare a vivere assieme. Era una cosa voluta da entrambe (penso in modo uguale). Siccome lei si sarebbe laureata con un titolo inglese (equiparabile alla magistrale) da un’università assai prestigiosa, che in Italia si sarebbero cagati in pochi, e gli sforzi economici (e non) fatti per fare quegli studi non sarebbero stati ripagati, abbiamo pensato fosse meglio cercare lavoro all’estero dove il suo titolo sarebbe stato valorizzato.

Io non avevo problemi perché esperienza lavorativa ne avevo, quindi trovare un lavoro era meno problematico per me che per lei (che partiva da zero).

Tra le varie opzioni l’Inghilterra era quella che aveva più senso (per la lingua, la distanza e altro) e Londra era la città dove voleva andare a vivere lei (dopo due anni fatti in città medio piccole Inglesi). E a me non andava male visto che ci sono più opportunità di lavoro a Londra rispetto ad altri posti in Inghilterra.

Quindi è stata di fondo una scelta di cuore. Mi ero rotto le palle di vederla solo un weekend al mese, e di prendere voli ad ore improbabili per vederci una cosa come 30 ore ogni 30 giorni. Volevo vivere veramente la mia relazione con lei.

Bene!

A questo si aggiunge il fatto che io avevo si molto da imparare dal mio lavoro. Avevo si un contratto a tempo indeterminato. Avevo si un posto sicuro, e tutto quello che volete, ma… ma volevo imparare cose diverse! Volevo avere un esperienza internazionale! Volevo mettermi alla prova in un contesto diverso con sfide diverse! Quello che mi offriva io mio lavoro a Padova non era quello che volevo io dalla mia vita. Potevo trovare altre opportunità a Milano, Roma o Torino, ma cambiare per cambiare, vista anche la situazione sentimentale, ho optato per l’estero. Lavorare all’estero era una cosa che volevo fare sin da piccolo (volevo diventare un astronomo della NASA, e non mi pare che la NASA sia in Italia). La cosa poi si é rinforzata con l’esperienza Erasmus, che ritengo una cosa che dovrebbero fare tutti… perché fa bene (fegato escluso)!

Quindi a Maggio 2015 prendo la decisione e inizio a muovermi per cercare lavoro e casa a Londra (con la mia lei che in realtà ha fatto tutta la fatica al posto mio).

Ma la decisione non fu comunque facile e non mi faceva stare sereno, perché alla fine in Italia stavo bene, avevo la mia stabilità e le mie certezze, e licenziarmi andando verso il totale ignoto mi metteva ansia. Tanto che a Giugno 2015 lo stress della decisione, più lo stress del lavoro (e altre situazioni a Padova) mi hanno fatto collassare facendomi arrivare la minima a 180!

Tra il dire e il fare che ci mezzo “e il”!

Andarmene non è stata una cosa a cuor leggero e non ne sono stato convinto fino all’ultimo. Non mi sembrava vero che mi sarei veramente licenziato e me ne sarei andato. Per quanto lo volessi avevo una paura enorme di fallire, e di realizzare che in fondo sono un incapace, che si credeva una persona valida.

Ne parlai anche con il mio Manager dell’epoca, e decisi con lui di pensarci durante le ferie di Agosto e di dargli una risposta definitiva al rientro. Per chi non lo sapesse, i revisori nelle Big4 fanno (generalmente) ferie solo una volta l’anno (se riescono) e queste si concentrano nel mese di Agosto (tutto il mese).

Quindi dopo tutto il mese di ferie passato con la mia lei nel nostro appartamento a Londra, dove lei viveva già da Giugno, ho capito che quello che volevo era vivere lì con lei, punto!

A Settembre sono tornato a lavoro e il primo giorno di lavoro ha chiesto un appuntamento al mio Manager. Gli confermai la mia decisione di licenziarmi e partire. Il giorno dopo parlai con il mio Partner di riferimento (che mi abbozzò anche una proposta di aumento, penso più per proforma) dove ho confermato di nuovo la mia decisione.

Un mese dopo ero disoccupato a Londra, ma con molte meno ansie. In tutto questo avevo iniziato a cercare lavoro mentre ero a Londra ad Agosto. Facendo anche qualche colloquio. A Settembre avevo ricevuto un paio di risposte positive. Una di queste mi ha portato poi ad ulteriori colloqui ad Ottobre, e a fine Novembre non ero già più disoccupato. A Gennaio 2016 ero già in partenza per il mio primo viaggio di lavoro.

In tutto questo se non avessi avuto il supporto paziente della mia ex, penso che all’ultimo avrei rinunciato e sarei rimasto nella mia situazione di stabile (finta) serenità che avevo a Padova.

Perché ci rimango? Perché non ho intenzione di tornare in Italia?

Dopo un anno di convivenza io e la mia ex abbiamo deciso di prendere strade diverse nella vita. Succede. Such is life, come dicono in Inghilterra.

Mi sono cosi’ ritrovato senza il motivo per cui mi ero spostato. Il lavoro andava, ma aveva i suoi alti e bassi, e, purtroppo, una collega non perdeva occasione di rovinarmi la vita.

Ogni dannatissimo giorno.

Tanto che in quel periodo (dove i miei amici sono stati fondamentali) mi sentivo: senza casa (dovevo cercarmene una perché quello dove convivevo era troppo cara per me, ricordi a parte), con un lavoro a cui andavo la colpa del fallimento della mia relazione, con una collega che non mancava di sottolineare ogni mio minimo errore, e con un casino di cose da sistemare e da cui non sapevo da dove partire. Ero decisamente allo sbando. Avevo la sensazione di essere in gabbia e senza via di uscita.

Ma in tutto questo non ho mai pensato a tornare in Italia!

Perché?

Perché qui comunque avevo un lavoro. Se fossi tornato in Italia, avrei dovuto cercarmi un lavoro da zero e avrei dovuto accettare compromessi che non volevo accettare a suo tempo e non accetterei tuttora (meno responsabilità, un ruolo inferiore, meno opportunità di crescita o di viaggiare, in sostanza meno opportunità di imparare). Sono una persona ambiziosa. Non competitiva, perché non mi interessa essere il primo o il migliore su tutti, ma ho le mie ambizioni. Per raggiungere i miei obbiettivi ho bisogno e voglio imparare. Il lavoro che faccio mi sta insegnando cose che mi interessano e trovo utili. Quindi mi sono detto, “Jay, una cosa per volta! Il lavoro è il tuo punto fisso per ora, e da qui non ci si sposta! Prima cambi casa, poi cambi lavoro, o magari semplicemente ruolo all’interno della stessa azienda!” (si parlo a me stesso in terza persona, internatemi!)

Poi Dio ha voluto che la situazione al lavoro migliorasse. Dopo mesi in cui la collega non ha mancato di farmi mangiare merda (non mi rivolgeva la parola se non per farmi notare che ero stupido, e per “non mi rivolgeva la parola” intendo che che non mi salutava neppure, salutava tutti citandoli per nome saltando volontariamente me… tutti i giorni da Settembre 2016 a Febbraio 2017). Ma ho resistito. E alla fine le mie preghiere hanno trovato risposta. La collega malvagia se n’è andata per un lavoro a migliaia di kilometri da qui.

Ora, ho più responsabilità. Sono quello con più esperienza nel team. Sono io quello a capo dei progetti. E faccio cose che non avrei mai pensato di fare, in posti in cui non pensavo sarei mai stato.

Nella vita bisogna anche saper resistere (e pregare per il bene dei propri nemici)!

Perché non torno?

Perché quante probabilità ho di avere le stesse possibilità di crescita formativa e umana che ho dove sono?! Poi quando la Brexit arriverà, penserò a cosa fare e dove andare, ma per ora dove sono sto bene. Ho ritrovato i miei equilibri e la mia serenità, chi me lo fa fare ad andarmene!?

Aggiungerei un’altra cosa a cui tengo. Io sono dell’idea che il luogo in cui si nasce non ci è dato sceglierlo, ma il luogo in cui si vuole passare la propria vita si. E non deve essere per forza lo stesso in cui si è nati. Io non vedo in modo negativo il fatto che la gente si sposti nel mondo per lavoro, amore, trovare se stesso o Dio! I confini li abbiamo messi noi uomini, non sono una cosa preesistente all’uomo. Personalmente penso che mischiarsi ad altre culture, esplorare, e vivere il mondo sia essenziale per ognuno di noi e per la nostra stessa identità!

Sicuramente sono e sarò sempre un Padovano, Europeo ed Italiano, perché sono le mie origini e ne sono orgoglioso. Sono la base della mia identità. Il fatto che vivo all’estero, non vuol dire che rinnego la mia patria e le mie origini, o che penso che l’Italia sia una merda. Anche perché l’Inghilterra (come ogni Paese del mondo) ha i suoi problemi, a volte anche peggio dell’Italia, e questa è una cosa che molti devono mettersi in testa.

Inoltre, ora come ora non mi sento a casa in Italia, men che meno a Padova. Sono, si, un italiano ma mi sento uno straniero in Italia. Da Europeo, invece, mi sento a casa in Europa. Ognuno trova le sue dimensioni in cui muoversi e vivere, io mi sento a mio agio a movermi e vivere in Europa (potrei vivere in Croazia, come in Polonia o Svezia, Olanda e Portogallo, perche’ no?), forse potrei anche estendere ulteriormente questi miei limiti, ma per ora mi sono sufficienti!

Mi sono dilungato eccessiavemtne in dettagli, ma spero di non essere stato noioso e/o caotico. Ora mi conoscete un po’ di piu’… anche chi mi conosceva già.

Grazie per aver letto fino a qui,

Jay

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