Nigeria: prime impressioni

Oggi primo viaggio dell’anno. Nigeria. Dovevo venirci a Novembre, poi a Dicembre, alla fine, dopo un longo calvario per ottenere il visto, sono riuscito a partire solo all’inizio di Gennaio. Burocrazia a parte, ora sono qui e già dai primi momenti questo paese mi ha detto l’impressione di essere tutto un’altro mondo, ma… di prime impressioni appunto si parla. Poi a fine viaggio si vedrà che idea mi sono fato, intanto, questo è ciò che ho visto per ora.

Aeroporto

Appena arrivati mi è sembrato di fare un tuffo nel passato finendo in un’aeroporto costruito da un progetto degli anni settanta, probabilmente scartato a suo tempo perché vecchio. Se gli aeroporti devono essere dei “non luoghi” per far sentire a casa tutti, ecco l’aeroporto di Lagos è un “luogo” ben preciso. È difficile descriverlo (e purtroppo non ho fatto foto), ma penso che definirlo un corridoio di un ospedale psichiatrico possa rendere l’idea. Abbiamo camminato sempre dritto da quando siamo scesi dall’aereo a quando siamo usciti. Cose degne di nota: controllo vaccinazioni, mi hanno chiesto una mazzetta chiamandola “new year gift” perché ho fatto il vaccino meno di dieci giorni fa (il siparietto è durato mezzora con tanto di ansia che non mi facesse passare, ma sono troppo stanco per raccontarlo); controllo passaporti, dove ho fatto tre code diverse a tre desk diversi che hanno controllato ognuno il mio passaporto (boh!), e dove quando vedevano che ero italiano mi dicevano “Italiano? buona sera! tutto bene?” sanno più italiano qui che in Inghilterra, controllo bagagli in cui ci sono sempre persone che ti chiedono se vuoi una mano ed arrivi ad un certo punto che ti chiedi se lavorino per l’aeroporto o se sia gente che è li per prendersi una mancia… da dove li fanno entrare?!

In generale l’aeroporto era pieno di persone che faceva cose non precisate, e di cui non si capiva se fossero dipendenti dell’aeroporto o gente infiltrata in qualche modo che sta vi a dare indicazioni alle persone per fargli prendere la coda sbagliata… o semplicemente trovare una scusa per chiedergli una mazzetta (quando poi le stanze sono tappezzate di manifesti che invitano a segnalare atti di corruzione… molto poco efficaci). Nel complesso è una confusione di gente vestita da militare, gente in borghese, gente in abiti tradizionali africani, gente che salta cose, gente che si ferma davanti ai desks dell’immigrazione senza poi dover far vedere il passaporto ma solo così per piazzarsi li, parlare un po’ con la gente attorno e poi andarsene da un’altra parte. Decisamente l’opposto di un “non luogo” mi ha messo in uno stato confusionale fin dal primo passo fatto li dentro.

Fuori dall’aeroporto

Usciti dall’aeroporto ci siamo incontrati con i nostri colleghi locali che ci hanno portato poi a Lagos. Ma in quello che aspettavamo che arrivasse la nostra auto a prenderci, attorno a me c’era un attività incessante di persone che chiedevano se volevamo un passaggio. Se volevamo cambiare soldi. Se volevamo SIM card. O semplicemente gente che cercava di scippare altra gente e, dopo un tentativo sbagliato, se ne prendeva tante. Militari con il mitra che fermavano ogni aiuto che si avvicinava all’uscita dell’aeroporto e gli controllava il bagagliaio al comando “boots check”, anche se chi si rifiutava non veniva semplicemente controllato. Una miriade di auto con i lampeggianti della polizia ma con a bordo famiglie. Macchine che per evitare altre macchine andavano sui marciapiedi.

Finora ero stato solo in Sudafrica nel continente nero, e devo dire che qui è tutto un’altro mondo. Qui veramente mi sembra di essere in un documentario di National Geographic.

In auto

Una volta arrivata l’auto ci siamo diretti verso Lagos e già da subito mi sono reso conto che il codice della strada qui o non esiste o è considerato alla stregua di un romanzo fantasy. Appena saliti in macchina nei primi 200 mt abbiamo superato colonna di auto andando sul marciapiede (e li ho capito perché avevamo una 4X4). Entrati poi in autostrada ad una velocità prossima al doppio del limite abbiamo superato ogni auto che abbiamo incontrato a destra suonano costantemente prima di avvicinarci alle suddette. Mi sono reso conto che il clacson qui lo usano in coordinata con l’acceleratore (non come in Italia che è correlato al freno). Mentre andavamo attorno a noi pultminetti gialli scassati carichi di persone, a volte così carichi da avere persone sedute a cavalcioni sui finestrini. Tutto molto sicuro. Lungo la strada poi le classiche colonne di persone che camminano con le cose in testa (questo lo avevo visto anche in Sudafrica).

Lungo la strada oltre a qualche auto che ci ha tagliato la strada o a cui abbiamo tagliato la strada, ho anche visto un van che è arrivato da una corsia di uscita contro mano e facendo inversione a U si è immesso in autostrada.

Arrivati in città il nostro autista ha dato il meglio di se suonando ad ogni auto, a prescindere, non dando neanche una precedenza e quando non si è perso si è semplicemente fermato in mezzo alla strada con tutte le auto che giustamente gli suonavano contro. La mancata precedenza però è quella che mi ha fatto più sorride, dovevamo girare a sinistra e lui ha messo la freccia a girato, con una lentezza da bradipo, il tutto non curante che una macchina ci veniva incontro, nella sua noncuranza è entrato lentamente nella via, contromano, e l’altra macchina semplicemente ha rallentato e poi frenato. Mi meraviglio non ci abbia ancora sparato nessuno, perché se fossi stato io sull’auto che non ha ricevuto la precedenza, avrei fatto fuoco con qualsiasi arma a mia disposizione.

Altra chicca degna di nota sono le moto, tutte modelli anni ottanta molto caratteristiche devo dire, come anche molto caratteristici sono i classici tre passeggeri senza casco che ci stanno sopra. Le moto per altro non frenano mai, se le incontri in vie strette, non rallentano per vedere se ci passano, loro passano al massimo tu ti sposti o ti fanno il pelo.

La città

La città l’ho vista poco perché è tutto buio, ma quel poco che o visto, ci sono quartieri più in formato lamiera in cui non ci sono molte protezioni e molte case piccole affiancate stanno su contro le leggi della fisica. Poi nella zona più centrale ci sono case più solide, con recinzioni sempre più alte e cancellate sempre più protette. Il mio albergo ha una recinzione attorno con il filo spinato e per entrare che un cancello con delle guardie che controllano gli accessi.

Non ho visto negozi per le strade. O per lo meno se ci sono, sono dietro a recinzioni accessibili tramite cancello protetto, idem i ristoranti.

Una cosa che mi ha colpito è la gente sempre numerosa ai bordi delle strade, che cammina, mangia, conversa. poltrisce. Soprattutto agli angoli delle strade ci sono tipo dei tavoli con la gente che sta seduta a mangiare in compagnia al lume di qualche lampadina al neon. Devo dire che l’ho trovata una cosa carina. Questi gruppi di persone che mangiano assieme condividendo il tavolo per strada all’inizio delle vie. Poi con il caldo che c’è effettivamente penso si stia meglio fiori che in una casa senza aria condizionata.

Impressioni a caldo

Concludendo, già dalle prime ore si sta rivelando un’altro mondo. Molto particolare e sregolato. Ma dove ho notato una gentilezza da parte delle persone, sia nei miei confronti che fra di loro, che ha del tenero. Ringraziano sempre tantissimo. Si aiutano tra di loro. Sono sempre sorridenti e cordiali. Chi sta meglio economicamente, non disdegna di lasciare qualche mancia a chi se la passa peggio. Sono sempre più curioso di conoscere questo posto e questa gente. Vedremo tra due settimane che idea mi sarò fatto.

Volevo darvi subito le mie impressioni a caldo (visto anche che in più persone me le hanno chieste), quindi vi ho scritto con la stanchezza di 7 ore di volo e una lunga giornata. Mi scuso per errori di battitura e frasi non troppo grammaticalmente corrette. Se ho voglia e tempo nei prossimi giorni sistemo.

Grazie intanto di essere passati di qui, nei prossimi giorni arriveranno anche foto su Instagram o Facebook!

Ciao,

Jay

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