India: un weekend ad Agra e Delhi (parte uno | Andando verso Agra)

Ciao. Si e’ un po’ che non scrivo, so di non aver ancora pubblicato la seconda parte del post sulla Nigeria e un post come si deve sul Sud Africa (anche se ho fatto un video). Non cerco scuse e ve lo dico subito, i post li ho iniziati, ma non ho ancora avuto la voglia di finirli. Sono fatto cosi’, mi faccio prendere dall’entusiamo e poi, quando la pigrizia incombe, mando tutto alle ortiche.

Ma bando alle ciance.

Sono in India, e il weekend scorso ho avuto la fortuna di poter trascorrere un paio di giorni all’avventura, tra Agra e New Delhi, con un ospite d’eccezione. 

A farmi compagnia in questa mia breve, ma intensa avventura c’e’ stata un’amica di vecchia data, Carolina. Perche’ la cito? Bhe’ perche’ il merito dell’organizzazione del weekend va tutto a lei, e perche’ se volete vedervi delle belle foto di posti esotici  date un occhio al suo profilo Instagram. La presenza di Carolina e’ stata anche fondamentale per alcuni eventi decisamente divertenti/imbarazzanti nell’interazione con la popolazione locale.

In nostro programma era:

  • Venerdi’ sera ritrovo ad Agra
  • Sabato mattina all’alba (ore 5) visita al Taj Mahal
  • Sabato dalle 11 alle 15 viaggio tra Agra e Delhi
  • Sabato pomeriggio piu’ sera inizio esplorazione Delhi
  • Domenica giro folle di Delhi e visita di piu’ cose possibili
  • Lunedi’ mattina colazione e saluti

Alla fine e’ cambiato un pelo… ma non molto eh!

Verso Agra (che mie viene sempre da dire Agraba)

Il weekend inizia bene Carolina preoccupata per la mia incolumita’ mi chiama e mi mette in contatto con il suo autista per accordarci sul punto di ritrovo. Il suo autista mi chiede di passargli il mio autista e i due parlano. Io sento solo il mio autista lanciarsi in discorsi filosofici:

Yes Sir, Gi sadferw dfstrsdfvf ewrfgf  vbert … No Sir! asdfwqe Gi asdsdfwq…” cosi’ per 10 minuti.

Finisce la chiamata, e il mio taxista realizza di tre cose:

  1. Non ha un GPS,
  2. Non conosce minimamente Agra,
  3. l’unica cosa che ha e’ l’indirizzo del mio albergo su un pezzo di carta, ma che quel indirizzo non gli dice nulla.

Si gira e mi chiede, urlando parole ignote in Hindi alla velocita’ della luce, qualcosa del tipo:

“asdaw sgdfdfgb wertety GPS sdgyrtyh wqre Agra dfvcrweer?”

Penso: “E’ una settimana che sono qui e con la frequenza con cui mi parlano in Hindi o pensano che sono indiano o credono che l’Hindi sia universalmente conosciuto!”

Intuisco che voglia il mio cellulare per cercare sul GPS dove mi deve portare.

E qui prima fitta al cuore… 20% di batteria, distanza dalla meta 30km, tempo di arrivo… UN ORA E MEZZA!! Ok non arrivero’ mai a destinazione!

Dopo 10 minuti mi chiama l’autista di Carolina (d’ora in poi denominato AC) e mi dice queste rassicuranti parole:

“Il tuo autista non capisce niente, non sa neanche dove sono gli hotel piu’ famosi di Agra, metti sul tuo GPS questo hotel e quando sei li chiamami che ti vengo a prendere!”

Io: “Lo farei volentieri ma ho il 20% di batteria, se ho culo arrivo all’hotel ma poi non ho piu’ batteria per chiamare!”

AC: “Ah cazzo! questo e’ un problema!”

Io: “Dici?”

AC: “Va bene, tu metti questo hotel come destinazione e ci vediamo li, chiamami quando arrivi!”

In un ora di viaggio prima di arrivare ad Agra, AC mi ha chiamato altre due volte e la converzaione e’ stata paro paro quella riportata sopra. Ho poca batteria porca paletta!

Io sono in un loop emotivo tra paranoie che mi muoia il telefono e la serena ingenuita’ del pensare “alla fine non potra’ andare poi cosi’ male“!

Comunque imposto il GPS sul telefono con destinazione hotel X, che non e’ pero’ quello dove dormiro’ la notte. Faccio vedere il telefono al mio taxista e lui con il suo charm mi sbraita in Hindi che sul foglietto di carta c’e’ scritto un altro nome e io in inglese gli rispondo una cosa del tipo: “L’ho capito che c’e’ scritto un altro nome, ma adesso mi hanno detto di andare in questo posto! Ho richiesto io il taxi, non mi state trasferendo in un carcere e ti sto implorando di portarmi al baretto!”.

Le mie capacita’ oratorie non servono a nulla, il mio taxista, con la sua enorme elasticita’ mentale, e’ fissato che mi deve portare alla destinazione sul foglietto.

Mi rassegno.

Poi a gesti mi fa intuire che non puo’ guidare e guardare il telefono (anche perche’ secondo me non sa leggere le mappe) e quindi io devo dirgli se andare dritto o se girare. Qui mi ha insegnato a vivere e mi ha detto:

“you say me… straight [e fa il cenno di andare dritto], left [e fa cenno a sinistra], right [e fa cenno a destra]!”

Qui lo guardo, rido e in italiano gli rispondo: “Grazie se non c’eri tu non avrei mai saputo come dire “dritto, destra e sinistra” in inglese!”

Lo ammetto e’ stata cattiva ma ero esasperato… poi diciamocelo, non ha capito una mazza!

Primo incrocio.

“Ok now STRAIG…” e gira a destra… cominciamo bene!

Dopo un paio di chilometri realizza che non era la direzione giusta. Si gira. Mi guarda. E penso mi dica delle scuse in Hindi, visto la faccia e il tono.

Ormai ho capito l’andazzo e lo tranquillizzo: “Never mind, never mind, but next time listen to me, se no che cazzo sto a fare il navigatore per chi!? In piu’ caro amico, qui la batteria sta andando e la strada e’ ancora lunga, se continuiamo cosi ci ritroviamo a Mumbai con il cellulare scarico!”

Dio ha fatto che a suon di prepararlo un chilometro prima dell’incroco e ripetendo costantemente la direzione, siamo riusciti ad arrivare alla zona alberghi con il 5% di batteria.

Arriviamo sul vialone dove c’e’ sia il mio albergo che quello che mi e’ stato indicato da AC. Vedo anche i cartelli con i segnali. Il GPS non serve piu’ siamo salvi…

… ma non e’ finita…

… a quanto pare l’albergo in dicato da AC non e’ di strada e il mio taxista e’ ancora intestardito nel portarmi nell’indirizzo del foglietto di carta, che e’ il mio albergo. Al che gli provo a dire, “va benissimo, portami li poi in qualche modo mi arrangero’ grazie e saluti!”

Tutto ok, se non fosse che proprio mentre passiamo davanti all’ingresso del mio albergo riceve una telefonata… e tira dritto! finisce la telefonata e stranito cerca l’abergo, al che anche un po’ incazzato gli faccio notare che mi sono sbracciato per dirgli di girare a sinistra quando ci siamo passati davanti, e adesso deve fare inversione a U.

Dopo 5 minuti di comunicazioni tra sordo muti, uso la parola magica “U-turn”! Lui cambia espressione. Il suo viso contrito dal disagio si trasforma in un volto disteso in trance mistica, come gli avessero detto “ora vai, e sentiti libero di fare cio’ che vuoi!”. E con un sorriso gira il volante e taglia la strada a 3 corsie di macchine, fa inversione a U e si prende la liberta’ di infrangere tutte le regole scritte del codice della strada piu’ un paio non scritte del codice di spravvivenza nel mondo (ma devo dire che questo e’ la norma in India).

Torniamo indietro e poco prima dell’hotel mi piazzo con la faccia davanti a lui e gli dico: “It’s on the RIGHT! SOON, VERY SOON!! ON THE RIGHT!! [facendo gesti]”.

Dio ha fatto che vede l’hotel ed entriamo. Si ferma. Con summo gaudio scrivo a Carolina dicendole che sono in hotel e lei mi dice “Fermo li che scendo!”

Faccio per scendere dalla macchina e il mio taxista mi blocca.

“No!”.

Non posso scendere! Ha ricevuto una chiamata da AC che deve portarmi da un’altra parte che AC mi sta aspettando li.

“Ma porca paletta sono arrivato a destinazione!” gli dico indicandogli il foglietto di carta di merda che mi ha costantemente fatto vedere quando gli dicevo di farmi portare da altre parti. “VEDI?! il nome sul foglietto e’ lo stesso dell’hotel!! Posso scendere che non ne posso piu’!?”

“No! AC ha detto che no e’ no!”

Maledetto taxista che prende ordini da tutti tranne che da me, e maledetto AC che mi deve tirare su lui quando sono gia’ a destinazione!!

Il taxista riparte con me che dico “MA DOVE STIAMO ANDANDO CHE SIAMO ARRIVATI PER DIO!!!”

Niente.

Mi tranquillizzo, ripartiamo esce dall’albergo e si parcheggia contro mano sul marciapiede.

Invane le mie domane, non sa come spiegarsi e quindi spiegarmi la situazione.

Mi metto a ridere isterico e mi metto il cuore in pace.

Carolina mi scrive: “Dove sei?”

Io: “Fuori dal hotel chiuso in macchina in attesa che arrivi AC ad aprimi la porta apparentemente!”

Aspetto degli interminabili 10 minuti.

Arriva AC. Arriva Carolina. Corro verso Carolina e la abbraccio come solo un sequestrato quando rivede la sua famiglia puo’ fare!

Cerco di prendere i miei bagagli ma… no! Fa tutto AC! Vorrei entrare in albergo a piedi ma… no! Saliamo in macchina e facciamo 50m fino all’entrata in macchina! Perche’ AC ci tiene al servizio… vabbe’ come volete basta che andiamo!

Morale della favola se non avessi avuto Carolina, una SIM Indiana e uno smartphone ora starei vivendo sotto un ponte generico di Agra con vista Taj Mahal!

Direi che il post e’ gia’ bello lungo cosi’… per la giornata di sabato e la continuazione del weekend ci vediamo al prossimo post, che spero di finire presto!

Continua…

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