Sulla felicità, sulla vita e tutto il resto

Warning: questa è una riflessione a cuore aperto, potrebbe causare sonnolenza e/o carie ai denti, anche perché, ho appiattito gli sbalzi di umore schizofrenici dell’ultimo periodo in una rilettura del mio pensiero sotto effetti di abbondanti tranquillanti. Va letto come se fosse raccontato dalla voce fuoricampo di JD in Scrubs

Recentemente, mi è tornato alla mente un discorso che facevo con i miei colleghi una sera di Giugno a cena. Nel team si era aggiunto quella settimana un nuovo collega, che per rompere il ghiaccio ha fatto una domanda semplice e di pronta risposta “Che cos’è per voi la felicità? Voi siete felici?”. 

La domanda ricordo che fece ridere tutti, non certo perché fosse stupida, perché aveva generato imbarazzo. Non è certo una domanda che ti trovi a fare a dei nuovi colleghi per rompere il ghiaccio. Però nonostante l’imbarazzo iniziale da lì è nato un discorso quasi serio che mi aveva interessato.

Giusto per dare un idea della situazione nel mio team all’epoca eravamo in quattro: una ragazza e tre ragazzi. Per non generarvi pregiudizi non dirò le nazionalità dei miei colleghi, vi basti sapere che siamo tutti di Stati diversi e uno di noi viene da un’altro continente. Si, una sorta di barzelletta dove l’italiano alla fine la spunta sempre, ma essendo io l’italiano non gira proprio sempre così.

Della conversazione ricordo i punti di vista a grandi linee. La mia collega considerava felicità, l’idea di essere piena di soldi e di non avere pensieri, godendosi la vita, servita e riverita, in una casa in riva al mare. Il ragazzo più giovane, vista anche la sua giovane età, non era entrato molto nel discorso, rimanendo su un vago “essere economicamente stabile” e chiudendo con un “ma non lo so…”. Il ragazzo più vecchio (quello che aveva fatto la domanda) invece considerava Felicità la vicinanza degli affetti familiari e il poter condividere la vita con gli altri.

Di tutte le risposte questa era quella che condividevo di più (non che ci fosse molta varietà tra cui scegliere, ad essere onesti). Per me all’epoca la felicità coincideva con: la mia vita di coppia, l’idea di convivere con la persona che amavo e di avere una casa e un lavoro sicuri.

Poi nel giro di poche settimane, da quella cena, le cose nella mia vita sono cambiare drasticamente. Mi sono trovato a non convivere più, ad essere in un casa che non mi potevo più permettere, essendo da solo, e in un lavoro che tutto sommato facevo per mantenermi la vita a Londra ma che in realtà mi stava, e sta, logorando la vita. Tutto d’un tratto un cambiamento del mio triduo della stabilità (amore, casa e lavoro) mi ha sbalzato in una realtà che non ero pronto e che non volevo vivere.
Da questo cambiamento, ho spesso ripensato a quella serata e alla domanda posta da mio collega. Ero davvero felice? Cos’è la felicità per me?

Ultimamente sto vivoendo le mie giornate pensando molto frequentemente a queste due domande. E pur non avendo ancora definito una mia risposta, l’unico punto fisso a cui sono arrivato è che voglio raggiungere la mia felicità, in quanto sono convinto che ogni uomo debba tendere alla propria per natura. Il problema, se vogliamo, si pone sul cosa sia la felicità e su come la si raggiunga.

Posso dire, peró, che nella sventura, devo ringraziare il fatto di essere stato catapultato fuori dalla mia confort zone. Mi ha fatto rendere conto di come mi stavo accontentando della vita e non stavo più lavorando per il compimento dei miei desideri e delle mie ambizioni (in un certo senso). Quando nella vita ci si siede troppo sul proprio culo, accettando quello che viene, penso si tenda piano piano ad accontentarsi di quello che arriva senza più chiedersi cosa si voglia veramente. Certo non auguro a nessuno un cambiamento così rapido e inaspettato, ma gli scossoni servono ogni tanto per rimetterci in carreggiata. O almeno si spera.

In questo momento preciso della mia vita non so veramente quali siano i miei desideri e le mie ambizioni. Ne conosco alcuni, ma ne ignoro molti altri. Diciamo che sono in fase esplorativa. La felicità per me potrebbe essere il sentirmi realizzato nel lavoro, l’avere qualcuno con cui condividere la vita, l’avere un tetto stabile sotto cui stare, l’essere d’aiuto per gli altri, l’essere ricco da fare schifo, l’avere un fisico da divinità greca, scrivere un libro, diventare famoso, farci un film e vivere guardando l’orizzonte godendomi i soldi dei diritti del film… potrebbero essere tutte queste cose o nessuna. All’alba dei miei 31 anni mi sento come se fossi più vicino all’inizio del mio cammino che alla fine, non parto proprio da zero, ma non sono neanche così vicino alla meta. Qualcuno che conosco mi disse: “Il bello della vita è il viaggio non il punto di arrivo”… io dico, e se lo fossero entrambi non sarebbe ancora più bello?!

E per voi, cos’è la felicità? Siete felici?

Enjoy!

Jay

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