2016:un bilancino dell’anno che se n’è andato

Un altro anno è andato ed è ora di dare i numeri e i voti a quello che è stato assieme l’anno più bello, soddisfacente, brutto e difficile della mia vita finora. Sono successe cose che mi farebbero dire “finalmente quell’anno di merda è finito”, ma invece riguardando indietro non mi sento di chiamarlo anno di merda anche se: la mia relazione di sette anni e mezzo è finita nel modo peggiore che avrei mai potuto pensare; ho dovuto cambiare casa per la terza volta in un anno, e questa volta non per mia volontà; e il lavoro si è concluso con difficoltà all’interno del team che mi hanno reso non poco difficili le giornate.

Ma non sono qui per parlare di cose tristi o pesanti ma per vedere il positivo che c’è stato. Iniziamo a dare i numeri.

Numeri dell’anno

Visti i numerosi viaggi e il mio amore per i numeri vi snocciolo un po’ di dati dell’anno:

  • Continenti visti: 3
  • Stati visti: 7
  • Aeroporti: 11
  • Voli: 34
  • Macchine noleggiate: 6
  • Treni: 20
  • Ore in viaggio (solo treno e aereo): approx. 120 (5 giorni)
  • Km guidati: approx. 8.500 (in 4 viaggi, escl. gli USA dove ha guidato praticamente solo mio fratello)
  • Km in treno: approx. 3.800
  • Km in volo: tanti… troppi!

Premi dell’anno

Come di consueto quando finisce qualcosa mi piace dare dei premi simbolici più o meno ironici ad eventi o luoghi in cui sono stato (a scanso di equivoci vi dico quali sono ironici e quali no).

Premi Seri:

Premio “Magia”: a Cape Town, uno dei posti più belli che abbia mai visto, belle le persone, stupendi i paesaggi. Non vedo l’ora di tornarci (a Marzo di quest’anno). Il Sudafrica è molto sottovalutato in Italia, ed io ve lo consiglio caldamente, anzi vi consiglio il West Cape, non tutto il Sudafrica (ci sono città molto poco raccomandabili tipo, Johannesburg). È un paradiso terrestre sia climaticamente che come atmosfera, ed è molto più sicuro di certe città italiane.

Premio “Ospitalità”: ai Russi, che ci hanno portato in giro, accompagnato nelle città e ci hanno fatto mangiare e stare bene nel nostro periodo nelle grigie lande di Ivanovo. Diciamo che su tutto vincono il premio per averci portato in un ristorante Georgiano dove ho mangiato benissimo e bevuto come una spugna, il tutto a loro spese. Giusto per citare alcuni piatti: lardo (e già qui hanno vinto), aringa affumicata e fresca, grigliata georgiana. Il tutto condito con vodka e birra a fiumi. Una serata da ricordare, finita poi a giocare a biliardo che, visto il mio tasso alcolico, è stato molto più impegnativo del previsto. Ma alla fine sono riuscito a buttare in buca addirittura due palle. Ho celebrato bevendo una birra. Il giorno dopo al lavoro ero in coma totale. Non ho più l’età.

Premio “Momento WOW”: a Time Square, se pensavo che Piccadilly Circus fosse bello evidentemente non avevo ancora mai visto l’eccesso che è concentrato in un incrocio fra la 7th Ave e Broadway a New York. Impressionante. Delle colonne di luce che illuminano a giorno qualsiasi notte Newyorkese. Comunque devo dire che New York in generale mi ha fatto un effetto “wow”. Era la prima volta e mi ha travolto. Se Londra è caotica e frenetica, New York lo è all’ennesima potenza. Ci vivrei mai? No! Ci ritornerei? Anche subito!

Premio “L’arte ce l’abbiamo noi”: agli Stati Uniti che in 4 musei (Chicago Art Institute, Metropolitan Museum, MoMA e Guggenheim) compensano tutta la loro mancanza di storia  con collezioni di arte europea che noi abbiamo ignorantemente venduto in passato.

Premio “Miglior Sushi”: a Dusseldorf, che nella mia totale ignoranza non sapevo essere la città con la più grande comunità di Giapponesi al mondo, fuori dal Giappone. A quanto pare durante la Seconda Guerra Mondiale molti Giapponesi erano di istanza li e ci sono rimasti a conflitto finito. Sushi di alto livello, prezzi abbordabili e impagabile la cameriera che risponde in giapponese alle richieste in tedesco dei clienti. Cliente entra “Buona sera un tavolo per 4” (in Tedesco), la cameriera “si sieda li e aspetti senza rompere i maroni!” (in Giapponese)… non so ne tedesco ne giapponese ma i due toni sembravano voler dire quello.

Premio “Casa dell’anno”: Bush Green House, posizione perfetta per lavoro e centro. Spaziosa, pavimento in legno, divano con isola, cucina con lavastoviglie e in soggiorno impianto dolby surround incluso nel prezzo. Introvabile un’eguale a Londra. Mi manchi ogni giorno di più.

Premio “Ospiti dell’anno”: Federica e mio cugino Tommy, che mi hanno fatto compagnia nella meravigliosa Bush Green House nella transizione da convivenza a vita da solo in casa nuova.

Premio “Senza di te sarei perso”:  a sorpresa a mia madre, che mi ha aiutato a traslocare (anzi ha fatto tutto lei) e senza della quale sarei ancora fermo al primo scatolone da chiudere. Lei è arrivata con sua cugina, hanno lavato, stirato, pulito, impacchettato per 5 giorni mentre io andavo al lavoro. Sante! Sante subito!

Premio “Ohana vuol dire famiglia”: a Luca e Stefy (e Teresa), perché devo dire che senza di loro a Londra sarei perso. Anzi probabilmente senza di loro non sarei neanche più a Londra ora. Quando mi sono trovato senza casa mi hanno dato un tetto sotto cui stare e una bimba che mi tenesse in riga. Anzi mi mettesse a sedere. “Japo seie!”. La mia famiglia a Londra, dove mi sento a casa per davvero.

Premio “Compagno di merende”: a Giulio, per essere la spalla nerd che a Londra mi mancava. Visioni al cinema di film scaccia-patata. Serate davanti alla Play/Mac a giocare in coop. Abbiamo iniziato e finito Borderlands 2 tutto in coop un mezzo anno. Sono soddisfazioni. Ci manca solo un gruppo di gioco di ruolo e siamo sulla giusta strada per allontanare qualsiasi ragazza per sempre. Ma noi ce ne freghiamo. Adesso abbiamo le side quest di Borderlands 2, Borderlands Pre-seguel e Battlefield 1 che ci attendo!

Premio “Compagno di viaggio”: a sorpresa mio fratello, abbiamo fatto due settimane assieme negli Stati Uniti e non solo non ci siamo scannati ma ci siamo pure divertiti, facendo un giro che mai mi sarebbe venuto in mente. Una bella avventura. Un bel modo per conoscersi meglio nelle nostre diversità e capire che alla fine siamo complementari e se cooperassimo saremmo unstoppable. Ma oh una cosa alla volta!

Premi Ironici:

Premio “Chi non muore si rivede”: Olanda, che quest’anno mi ha visto tante volte quante mi vista l’Italia.

Premio “Si si! Aaaah allora no no!”: ai miei colleghi italiani che, mentre eravamo li per dei controlli, rispondevano a tutte le domande “Si si!”, poi gli traducevo quello che i miei colleghi avevano chiesto e ritrattavano con “aaaahhh allora no no!”. Perché facciamo finta di capire e piuttosto che chiedere di ripetere? Un errore che facevo spesso anch’io, eh. Si evitano tante figure di merda a chiedere “Can you say that again, please?”, true story!

Premio “Colore e Allegria”: alla Russia, che con la sua mancanza di sorrisi e i suoi palazzi grigi infonderebbe tristezza anche al più insanabile ottimista. In realtà quando diventi loro amico sono molto cordiali e gioviali, ma quando sei uno sconosciuto, ad una qualsiasi domanda rispondono con una padellata in testa. O per lo meno questa è la sensazione.

Premio “Centro Storico”: a Telford, ridente cittadina britannica nata dall’unione di più villaggi nati durante la rivoluzione industriale e che ora al posto delle fonderie sfoggia fabbriche alimentari o high tech. Molto caratteristici i villaggi dai mattoni rossi immersi in vallate verdi, peccato che il centro città abbia dieci anni e consista in 2 centri commerciali, una ventina di catene di hotels e di alcuni padiglioni della fiera, stop, poi zona industriale.

Premio “Sole che spacca le pietre”: ad Utrecht che sia a fine Giugno che a fine Luglio mi ha deliziato con 10 gradi di media e un paio di giorni di sole in 4 settimane che sono stato li. Chi si lamenta che a Londra c’è un tempo di merda o non è stato a Londra o non è stato a Utrecht, oppure entrambe. Perfino la mia collega Russa si lamentava che in Russia c’è un temp più bello, e Ivanovo,  con la sua cappa di grigio perenne, si e persa il premio al photo-finish. Ma ha perso perché mi ha fatto vedere il cielo azzurro ben tre volte in due settimane. Se l’è giocata male.

Premio “Pan e volpe”: a me che nella camminata per salire sulla Table Mountain a Cape Town, ho camminato sotto il sole di mezzo giorno, in piena estate, senza crema solare o acqua. Sapete già com’è andata, non mi dilungo oltre.

Premio “Tempestività ed efficienza”: all’ufficio immigrazione nigeriano che ci ha messo due mesi a inviarci il permesso di lavoro per fare il visto, e ce lo ha inviato retrodatato cosi’ ci ha costretti a fare le corse per riuscire a chiedere il visto e a organizzare tutto il lavoro. Alla fine ci sono andato come sapete già.

Premio “Lei non sa chi sono io!”: alla mia collega che, negli ultimi mesi dell’anno, ha deciso che se non mi faceva mangiare una merda al giorno, la sue giornate non erano complete. Fatto sta’ che, per quanto non mi sopporti, alla fine il mio capo ha supportato me e si è dimessa lei. Non mi ha portato all’esaurimento mi spiace per lei, sarai più fortunata con i tuoi nuovi colleghi.

Considerazioni

Ecco questi erano i premi che riassumono un po’ il mio anno caratterizzato da viaggi, lavoro, luoghi e ma soprattutto persone. Ricordi meravigliosi e ricordi tristi. Un anno di contrasti che nel bene e nel male voglio ricordare come un anno molto importante, se non di svolta, della mia vita.

Ora tocca al 2017. I miei propositi? Trovare la mia strada verso ciò che mi rende felice, sembra una frase del cazzo ma è la mia priorità. Quest’anno lo dedico a trovare la mia strada (meglio tardi che mai), e quando l’avrò trovata, il resto seguirà.

Buon 2017 a tutti! Enjoy!

Se ti e' piaciuto condividilo
error